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PANORAMA skitour
Tra cielo, neve e cime incantate
Come in tutte le leggende
dolomitiche, si apre quest’anno una porta che immette in un
nuovo e incantevole carosello sciistico che da Pozza di Fassa permette
di raggiungere la conca del Ciampac e Alba di Canazei, collegata
a Canazei e agli impianti del Belvedere con lo skibus o con il comodo
trenino . Si parte da Pozza con la telecabina panoramica del Buffaure
che già dopo pochi minuti di salita regala scorci indimenticabili
sul Catinaccio, il Latemar ed poi più in su verso il Sassolungo.
Montagne incantate che hanno ispirato leggende di re, regine, gnomi
e fate. Raggiunta la stazione a monte, si raggiunge la seggiovia
Col de Valvacin, che offre lo sguardo verso la frastagliata cornice
dei Monzoni . Dalla sommità l’occhio si perde verso
l’incanto silenzioso della Val San Nicolò e le distese
imbiancate della Val Giumela, sua gemella, come indica il toponimo
ladino. Qui due nuove seggiovie, Pala del Geiger e Orsa Maggiore,
solcano il pendio permettendo di raggiungere i 2428 m. della Sella
Brunech. Il panorama è da togliere il fiato: Sassolungo,
Rosengarten fino alla Marmolada. E poi giù in una lunghissima
discesa che attraverso la conca del Ciampac e la impegnativa pista
nera “del Bosco” porta ad Alba.
Kinderskitour Re Laurino
Le rose tra le rocce
C’era una volta un re. Così inizia anche questa favola che senza bacchetta magica può diventare realtà. Il re si chiamava Laurino e da tempo coltivava uno splendido giardino di rose, il Catinaccio. Il grande amore di Laurino era la bellissima principessa Similda. Seguiamo le tracce nel luogo in cui Laurino incontrò per la prima volta Similda, partendo da Carezza con le seggiovie fino alla malga Moseralm. La bella Similda però lo rifiutò e Laurino quindi rapì la principessa. Con gli skilift Moseralm arriviamo ai piedi delle rocce che fanno da bastioni al giardino delle rose. Scendiamo in direzione di Nova Levante, da dove sopraggiunse Dietlieb, fratello di Similda, con Teodorico, re dei Goti, a liberare la principessa. Il re era infuriato. Maledisse il roseto, “che le rose non siano più viste né di giorno né di notte …” Tuttavia, nella sua maledizione dimenticò di citare il crepuscolo. Per fortuna! Da quel giorno, quando il sole va a riposare dietro le cime delle montagne, le Dolomiti si tingono di rosso. |